Sono solo. Sto leggendo La nausea all’Edelweiss, una birreria di Alba Adriatica; sono le due di notte. Ogni tanto prendo appunti, annoto i pensieri che affiorano alla mente. Una pizza e una birra cercano di unirsi alla compagnia. Denis, uno dei proprietari del locale, si avvicina e mi dice: “Che cosa stai facendo? Hai un forte spirito di abnegazione, lo sai?!”. Sa che sono uno scrittore, per questo il giorno dopo mi accompagna a Nereto con l’intento di presentarmi una persona che ha l’arte a cuore quanto me: Francesco Perilli, pittore e scultore, fondatore di una corrente artistica chiamata Neutral-ism.
Lo troviamo nel suo studio, profondamente impegnato nella realizzazione dell’ennesima opera. Sta aspirando un sigaro toscano come fosse una Philip Morris. Parliamo, vengo a conoscenza della mostra che sta tenendo a Los Angeles e dei monumenti da lui firmati nei cinque angoli del globo. Decido di intervistarlo per contribuire alla diffusione della sua maestria. Torno quindi il giorno dopo, accompagnato da Stefano Tassoni, collaboratore della rivista.

So che hai conosciuto Federico Zeri, uno dei più grandi storici dell’arte. Che rapporto hai avuto con lui?
Il rapporto con Federico Zeri è stato un rapporto esclusivamente intellettuale: per intenderci, si parla di un rapporto che ci può essere tra un massimo storico e critico d’arte  ed un pittore-scultore di provincia quale io sono. Era molto interessato al mio lavoro ed al mio pensiero: per questo mi incoraggiava molto a proseguire attraverso l’autorevolezza del suo prestigio. Mi ha ospitato spesso nella sua villa di Mentana per osservare da vicino i miei lavori e si intratteneva con me in lunghissime conversazioni. Fu lui a presentarmi a gallerie italiane di prestigio e una volta mi scrisse che per me prevedeva successi nazionali ed internazionali; ne fui lusingato.

Francesco Perilli e il Neutralismo 2Perché hai deciso di chiamare la tua corrente artistica “Neutral-ism”?
La mia più recente produzione artistica che ho definito Neutral-ism vuole essere una nuova avanguardia artistica, critica e propositiva, nel panorama dell’arte contemporanea. Essa è sostenitrice di un pensiero neoumanistico, che in forme diverse è appartenente ad ogni diversità culturale e perciò neutralista.

Come opera il neutralismo nel campo delle arti figurative? Cosa rappresenta l’opera neutralista?
Non parlerei di arti figurative, piuttosto di espressioni artistiche degli individui. Il problema è piuttosto stabilire cosa è un’espressione artistica e cosa non lo sarà mai. L’opera neutralista è un’icona universale che pone in dialogo la natura e la materia con la ragione e la spiritualità. Vi si cela il germe del neoumanesimo  sospeso tra opera e spettatore in attesa di un soffio vitale, al fine di riavviare alla vita un’arte diretta e calligrafa tendente a coniugare istinto e ragione insieme, a rappresentare le emozioni e i sentimenti nella loro autentica nudità, a stimolare nuove interrogazioni filosofiche sull’essere e sul divenire, per tentare di arginare la ormai incancrenita deriva dell’arte e del pensiero contemporaneo.

Cosa intendi per passato compresente al futuro? Intendi forse i famosi “Corsi e ricorsi storici” di vichiana memoria?
Assolutamente no. Credo che il pensiero neutralista sia ben più profondo della banalizzazione vichiana dei corsi e ricorsi storici. L’azzeramento del tempo e dello spazio, delle funzioni e proiezioni direzionali dei reperti di ogni forma di vita, di graffi, di intelligenze o di cose fossilizzate e contenute nell’icona neutralista, vive una stagione nuova. Questa forma espressiva ha l’ambizione di porre l’artista-archeologo al di sopra delle parti pur conservando tutte le caratteristiche della propria appartenenza cultural-spirituale; Il neutralista si pone quale osservatore, pensatore e rappresentatore imparziale dell’esistito, dell’esistente e dell’”esistibile”(sic), divenendo esecutore “poliespressivo”(sic) e diretto delle proprie emozioni, pensieri e sensazioni, siano essi materiali o spirituali; ogni neutralista deve operare e pensare con obiettività e partecipazione emotiva, esso si esprime in maniera diretta e calligrafa in equilibrio tra il conscio e l’inconscio, immerso nelle riflessioni di complessità universalistiche e nelle profondità  dei misteri  e degli enigmi dell’esistere e del divenire. Egli opera e pensa in equilibrio tra il principio e la fine dei tempi: ispirato dalle mille e sacrosante diversità culturali viene  illuminato dalle infinite e diversificate costellazioni dense di fiammelle spirituali.

Francesco Perilli e il Neutralismo 3Perché concepisci come non artistico lo spiccato senso di comunicazione di cui necessita la Pop Art?
La Pop Art è, secondo il mio modo di vedere, una grossolana congettura di intendere un’arte popolare rappresentativa della realtà vissuta nella società consumistica. A mio avviso tale equivoco artistico è basato sulla comunicazione di massa  posta quale fondamento logico: una banalità concettuale ed una mostruosità riflessiva del tutto finta e programmata, l’assorbimento e dissolvimento dell’immagine nella psicologia di massa. Pur considerando l’aspetto interessante di una forma di comunicazione diversa da quella artistica, va a mio avviso respinto ed espulso il magmatico contingente della pop art dalla grande famiglia della vera arte. Per arte s’intende l’abilità dell’autore a trasferire le proprie emozioni, i propri pensieri plasmando, graffiando e dipingendo la materia in maniera diretta e cesellata attraverso la sapienza del fare. Nulla di tutto ciò viene inquadrato nella Pop Art. Chiunque abbia uno spiccato senso di comunicazione può eseguire un’opera pop: le tecniche sono alla portata di tutti e l’abilità e il talento sono  inesistenti. Manca la parte emozionale ed umanistica dell’autore.

Francesco Perilli e il NeutralismoQual è il motivo della tua idiosincrasia nei confronti dell’arte concettuale?
A questa domanda si può proseguire come per la precedente riferita alla Pop Art. Il concetto presuppone un ragionamento che raffredda l’emozione congelando la parte istintuale ed umanistica. In questo processo  che conduce dall’intuizione al concetto, la ragione funge da anestetico e crea il vuoto tra l’umano ed il concettuale disumanizzante. Il pensiero neo-umanistico, invece, dà forma all’informe e logica alla casualità. Istinto e ragione in concerto, l’abilità e il talento dell’autore rendono concreta  attraverso la propria azione diretta e senza filtri la realizzazione magica di un’autentica opera d’arte.

Spiegaci l’accezione di “protesi tecniche” che usi quando alludi agli artisti moderni.
La protesi in arte è la barriera tecnica che in fase di realizzazione di un’opera d’arte si frappone tra l’opera e la componente istintuale, emotiva e sensibile dell’autore. In buona sostanza più la barriera tecnica tende ad isolare l’autore dall’opera in senso fisico e dalla sensibilità nel processo di realizzazione di un’opera, meno quel risultato potrà considerarsi un’opera d’ arte autentica.

Parli spesso di “morte dell’arte”, ma cosa intendi? Quella che definisci morte non potrebbe essere semplicemente evoluzione o variabile necessaria?
In una mia precedente intervista presi a prestito le considerazioni catastrofiste di Hegel per ricalcare la drammaticità e il totale disorientamento e stato confusionale vissuto oggi dal mondo dell’arte e del pensiero contemporaneo.Non esiste nessuna necessità di variabile nell’arte, poiché essa è congenita alla creazione, mentre l’evoluzione è importante………………. ma è poi tale?

1 COMMENT

  1. Sono affascinato da quanto apprendo sul “Suo” Neutal-ism – Siccome da sempre ho sentito viscerale rifiuto al “pasticciamento sbrodoloso” dei colori e delle concettualità informali ed elocubrazioni affini, sentir parlare di neo umanesimo fino alla neutralità per un “ritorno all’arte! Quindi applaudo alla Sua intuizione illuminata sperando nel bene futuro dell’arte, anche perchè è stato detto della mia pittura, fra le tante cose, che: ” ….attraverso umili oggetti fa emergere testimonianze e gesti di vita di coloro che li usarono.
    Quelle pitture ricche di molteplici tecniche diventano un intimo diario pieno di motivi sentimentali diversi pur se immessi nella coerente e armonica unità del suo mondo spirituale.
    Ma il pretesto soggettuale rivela un senso di indifferenza; barattoli e bottiglie, case, colline o alberi o fiori si manifestano, nel suo ultimo percorso, come la forma pura che va a impadronirsi di uno spazio interiore. E’ la sostanza dell’essere che diviene immagine.
    I colori subiscono variazioni d’impasti mutevoli; diventano i protagonisti di un linguaggio che si adatta ai singoli casi o sentimenti. Diventano la forma. Eludono il disegno o lo esaltano. Anzi, è la forma che diventa la protagonista dell’immagine: come figura “sacra” che parla di dolore e di rinascita.
    Questi i valori della totale attualità dell’arte di Battigelli. Compie il suo lungo percorso Da Corot a Cezanne a Morandi, i soli maestri moderni da lui riconosciuti. Ha sempre agito rispettando tutti, ma biasima i tanti “sistemi” che umiliano l’arte, la degradono dell’ eticità dell’estetica o ne esaltano aspetti a discapito di altri veri valori: distolgono e disabituano il pubblico al beneficio della bellezza.”
    Anche se con valori ben più alti la Sua arte non contraddice la mia, mi par d’aver percepito un qualche filo conduttore che ci unisce. Se ho mal inteso, chiedo scusa, sello e me ne vado. Comunque: Grazie, Congratulazioni e Buon Lavoro. Con cordialità – Riccardo Battigelli

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