di Giorgia Tribuiani


Evoque Reality ShowSe i reality show fossero tutti così, la televisione potrebbe salvarsi dall’impoverimento di contenuti in cui è scivolata negli ultimi decenni. Nel film di Mauro John Capece, infatti, gli “abitanti della casa” non si metteranno in mostra con perizomi e tresche, ma attireranno spontaneamente l’attenzione attraverso l’arte.
L’attrice Cris, il fotografo Marcheffe, l’artista Vru, lo scrittore John, tutti nel film daranno prova delle proprie doti artistiche, insegnando che lo spettatore può essere attratto dalla magia della creazione, oltre che con i mezzi che i media usano per alzare il livello degli ascolti.
Particolare tensione, la si ha nelle scene che vedono l’ipnotista Blonde alle prese con il tumore di Sabi, di origine psicopatologica. Portata avanti così come verrebbe realmente eseguita nella realtà, l’ipnosi occupa le scene più emotivamente forti del film, con un aumento di phatos che culminerà nella drammatica scelta finale di John.
Evoque Reality Show, in quanto a tecniche cinematografiche, guadagna a pieno titolo il suo posto tra i film Dogme ‘95, attenenti al decalogo che Lars Von Trier e Thomas Vinterberg firmarono a Copenaghen nel ’95: riprese on location, assenza di luci addizionali, camera tenuta a mano, assenza di trucchi ottici e filtri, sono alcune delle imposizioni di questo tipo di film, degli operatori e degli attori stessi. Il rimando ai “reality show”, a questo punto, è pura ironia.