di Carlo D’Urso

Enzo Calzaghe non ha mai intrapreso nessuna carriera pugilistica né quindi accusato i colpi che restano scolpiti nella memoria e nel corpo di un pugile; non ha mai provato su se stesso la pressione dei match e la latente stanchezza che si manifesta dopo anni dal ritiro dai combattimenti.
Tutti ci domandiamo come abbia fatto un uomo senza passato pugilistico a creare uno dei maggiori campioni della boxe moderna: il figlio Joe Calzaghe, imbattuto campione del mondo dei Pesi Medi e Supermedi. Il mistero che avvolge il talento di Enzo Calzaghe non si potrà svelare né qui né altrove; il talento non nasce e non si trasmette, esso è un dono. Altre sono invece le ragioni che intendo indagare alla base di questa straordinaria vita, non solo sportiva, improvvisamente fermata il 14 settembre 2018.
Tutto cominciò in Italia (Sardegna) nel 1949…


Enzo lasciò Sassari quando era poco più che un ragazzo per inseguire il suo grande sogno di diventare un musicista professionista. Nelle interviste amava ricordare il modo in cui salutò i suoi genitori: ”tornerò quando sarò milionario!” Cominciò a girare per l’Europa… Arrivato a Cardiff (Galles- Inghilterra) conobbe una ragazza di nome Jackie, quella che sarebbe diventata sua moglie. Fu amore a prima vista, ebbero tre figli. Faceva il possibile per sostentare la famiglia, non essendo la musica una fonte bastevole e sicura di guadagni, faceva lavori saltuari. Ma in questo classico contesto, per un emigrante, Enzo ha un’intuizione: portare suo figlio Joe in una palestra quando aveva solo nove anni; nel 1991 mollò tutto per dedicarsi a tempo pieno alla preparazione atletica del figlio. Egli si reinventa allenatore partendo da zero, sostenendo un’idea, apparentemente folle per la tecnica pugilistica: portare la musica sul ring! Secondo Enzo, Joe la sapeva interpretare al meglio con le sue combinazioni di 6-7 colpi. La metrica musicale, in fondo, è fatta di pause, di raddoppi e rallentamenti come la boxe. Essa s’impone con il ritmo che l’atleta sa imprimere alle proprie combinazioni, con criteri simili quindi Enzo Calzaghe aveva visto giusto: boxe e musica, seppure con scopi completamente opposti, possono esprimersi attraverso linee comuni. Non è un caso quindi se al termine della propria immensa carriera, il leggendario Sugar Ray Robinson divenne un ballerino professionista oppure il grande Smokin Joe Frazier aveva fondato una jazz band.
Qualunque siano le tecniche, vecchie o nuove, per pugilare, il cemento più forte che un allenatore può imprimere al proprio pugile è, come in questo caso, l’amore di un padre verso il proprio figlio. Joe è stato un talento naturale ma la protezione costante del suo paterno allenatore è stata decisiva. Un pugile, benché dotato, è perso senza una guida sicura.
La storia di Enzo ingigantisce l’orgoglio della tradizione italiana dei grandi maestri di pugilato mondiale, ognuno con differenti storie: i fratelli Petronelli (Pete e Goody) scoprono e forgiano il celebre Marvin The Marvelous Hagler, Angelo Dundee è sempre stato all’angolo dell’eterno Muhammad Alì e Sugar Ray Leonard, Cus (Constantin) D’Amato ha scoperto e creato il mito di Mike Tyson, facendone il più giovane campione del mondo dei Pesi Massimi (20 anni).
Ma se qualcuno pensasse che nella misteriosa alchimia che può nascere e crescere tra padre e figlio, il talento misterioso di Enzo Calzaghe non avrebbe attecchito con altri pugili, si sbaglia enormemente!
Nella comunità italiana nel Galles ci sono molti minatori, tra cui anche Mario Maccarinelli, amico di Enzo, emigrato da Salò, sul Lago di Garda, anch’egli gestore di una palestra di boxe, con un figlio promettente; si chiama Enzo anche lui. Enzo Maccarinelli passa sotto l’ala protettiva di Enzo Calzaghe che lo porta al titolo del mondo WBO dei Massimi Leggeri (Cruiser Weight) nel 2006.
Enzo Calzaghe è una traccia profonda di nobiltà nello sport, di sacrificio e dedizione decennali alla coltivazione di un sogno: vincere dal nulla, senz’arte né parte, con la sola invisibile fede nelle proprie intuizioni. Una condizione che tanti uomini e donne hanno cavalcato e ancora cavalcano, lasciando la propria patria in cerca di un futuro migliore…

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