Libero, semplice e diretto come una freccia che punta il suo bersaglio. Così si presenta Valentino conosciuto negli ambienti hip-hop con lo pseudonimo El Drama. Dopo aver fatto le presentazioni rituali decidiamo di buttare giù l’intervista davanti una tazza di caffè e ci dirigiamo al primo bar nelle vicinanze.

Schietto e sincero, ci comunica subito le sue origini italo-americane ostentate con fierezza come il suo tatuaggio, simbolo del proprio credo musicale. Facciamo due chiacchiere per capire la sua storia e il suo arrivo alla musica nelle vesti di mc e, cosa sorprendente per i suoi 20 anni, produttore. È un percorso iniziato dal 1998, nel Bronx (New York) negli anni in cui il free-style era vivo, fresco e non ancora corrotto dal sistema. Quando il celebre 8 mile (quartiere natio di Eminem e da lui celebrato nell’omonimo film) era vivo…

Parlaci di come è nato il gruppo De Los Organismo mc, e del vostro primo album..
Il gruppo nasce nel 1999-2001 formato da El Drama, Dj On6, Boss e El Pastol. All’inizio ci muovevamo sulla scena underground, quando ancora non era attiva. Abbiamo infatti il merito di aver lanciato il free-style in America Latina. In seguito siamo maturati molto: abbiamo avuto una collaborazione con i Los Violadores Del Verso (famoso gruppo hip-hop spagnolo) e diversi contest sempre in America Latina. Comunque, l’album parla della nostra storia: fatti  reali, eventi accaduti, persone conosciute… e penso a Pirulo, Zona restringita

Pensi che il tuo modo di cantare ricalchi un po’ lo stile di “Fresh Prince” alias Will Smith?
Will Smith è sempre stato il mio idolo: con i suoi inizi da giovanissimo negli ambienti rap, molto prima di Willy, Il principe di Bel-air, il telefilm che lo fece conoscere al mondo. M’identifico molto con lui. E poi non dimentichiamo la sonora batosta che diede ai rapper dell’epoca insegnadogli che l’essere uomini di strada non è solo sangue e morte, ma anche sapersi adeguare a tutte le situazioni.


Meglio l’hip hop italiano o quello dominicano?
Scegliere mi resta difficile: ogni scuola ha i suoi pregi e i suoi difetti. La scuola italiana vanta una maggiore anzianità con artisti del calibro di Kaos, Neffa, Dj Gruff, Dj Schokka, Sacre Scuole ma considero una marcia in più l’essere black perché è un’ideologia che sento profondamente, oltre l’affetto che provo per la mia nazione di origine. L’unica pecca dell’hip-hop italiano è che l’italiano è una lingua poco diffusa nel mondo, al contrario dello spagnolo e dell’inglese.

Molte volte troviamo sia nelle parole sia nelle sonorità hip hop vari concetti politically incorrect legati al modo di vivere dei singoli artisti. Trovi che ciò possa rispecchiare le ideologie legate al mondo gangsta?
L’hip-hop gangsta è nato intorno a quella vita, quindi per forza rispecchia le vite dei loro cantanti: come hanno vissuto, cosa hanno provato e come ne sono usciti. Famosa in questo senso è l’esperienza di 50cent e del suo album d’esordio Get rich or die trying, in cui racconta di come uccise suo padre. Se penso all’epoca in cui vivevamo nello stesso quartiere… ancora mi mordo i gomiti!!!

Per quanto riguarda i vostri progetti futuri?
In futuro ci piacerebbe esportare il contest amerindo America libre (il maggiore del subcontinente) anche in Europa, non solo come evento musicale ma più come esempio culturale innovativo, un sound e una voice che vogliono unirsi a chi li ascolta. Vorremmo inoltre sbarcare musicalmente negli States: ci darebbe una mano in questo senso i vasti agganci per quanto riguarda la scena ispanica a New York. Vorremmo far conoscere le condizioni di quelli che dalle nostre parti sono chiamati “Ciudadano zero”: delinquenza, fame, abitazioni inabitabili e tanta voglia di cambiare la propria condizione sociale e umana.