“Smisuta Preghiera” di Fabrizio de André

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore,
di umanità, di verità.


Quanti Raymond Carver sono morti senza che nessuno si accorgesse di loro? C’è tutto un sottobosco di culture e sconosciuti linguaggi che sopravvivono come muffe nascoste nell’ombra. La mia penna si anima per loro.
Molti non lo sanno e molti non sanno e basta. L’ignoranza ci divorerà e sarà più feroce della fame.
Più famelica della crisi, perché causa e conseguenza intrinseca alla crisi. È necessario spezzare questo circolo vizioso.
Non c’è più un sussulto: io non vedo più un’anima infervorarsi e gridare, non un solo sguardo trasalire alla vista d’un evento. Forse siamo destinati solo ad ingoiare catarro e bere lacrime… Che sia un Medioevo precursore di un nuovo Rinascimento? Ma che dico?! Cosa posso sperare? Inseguiamo lingua penzoloni il bulimico sogno americano, anoressico di consapevolezza…
Ci sono piccole fiammelle che stanno per spegnersi. C’è un mucchio di cenere in giro. L’araba fenice appartiene a culture del passato. Valiamo davvero tanto di meno? Non vi è traccia in voi di rabbia. Avete paura della competizione? Quando è morto Don Chisciotte? Sono forse i centri commerciali più potenti dei mulini a vento?
Non c’è Sancho Panza a fargli da scudiero nemmeno tra l’ultimo degli artisti.
Dove sono finiti tutti? Sento discorsi da bar nei quali si parla di non perdere tempo, con la sigaretta in bocca e i capillari del naso che stanno per scoppiare, causa ingorgo molecole etiliche. Tutti parlano ma nessuno fa niente. Nessuno è abbastanza pulito da poter denunciare il proprio simile: gli scheletri nell’armadio sono necessari agli invertebrati. Questo è un discorso da bar.
E noi che ci contraddiciamo. Re-volver vi fa violenza in tutti i modi, sperando non di cambiare le cose, ma almeno di impedir loro di peggiorare.
Forse non andremo lontano. Forse faremo la fine di tutte quelle riviste che hanno gridato tanto per rimanere solo un’icona di ribellione, ciclicamente presenti nella storia con facciata differente. Forse faremo la fine di qualche grande intellettuale: moriremo nella più glaciale indifferenza.
Nella nostra immensa solitudine vi accompagneremo fino alla fine come una birra ghiacciata sopra il bancone, mentre la vostra cirrosi epatica sogghignerà e voi dovrete ridere più forte, perché a nessuno piace perdere.
Provare è già una vittoria.

Luca Torzolini