di Luca Torzolini e Luca Di Berardino

Autori: Dave Jeser e Matt Silverstein
Episodi: 29 in 3 stagioni
Genere: Sitcom animata satirica

DrawnTogetherPrendete il Grande Fratello, aggiungete una manciata di personaggi “importanti” presi dai cartoni e videogiochi cult, mescolate furiosamente con 3 litri di satira, 1 litro di cinismo e un bicchiere di pornografia. Lasciate raffreddare per 5 minuti e aromatizzate il tutto con un internet download. Servite causticamente su un vassoio di ateismo, demenza e… non dimenticate il prezzemolo!!!
Drawn Together è la parodia estrema di una gamma di programmi che ha invaso la tv mondiale negli ultimi anni e che grazie al consenso e all’ignoranza generale ha imperato nelle ore di punta.
Ciascuno degli otto partecipanti al programma, oltre a rappresentare un luogo comune dei tipici personaggi scelti dal casting di questo tipo di show (il gay, il bisognoso d’attenzione, il manipolatore, l’erotomane…), è la parodia di uno stereotipo o di una tipologia comune dei cartoni animati di tutti i tempi, dai serial muti degli anni ‘20 fino all’era di internet.
Convivono, amoreggiano e si confessano come nel più classico dei reality in carne ed ossa.
Sulla scia di un’altra popolare serie di Comedy Central, ovvero South Park, “il primo reality show a cartoni animati” non ha riserve di alcun genere. Le battute non risparmiano niente e nessuno: lo humour ruota attorno ad handicap, razzismo, perversioni sessuali, antisemitismo, terrorismo, sociopatia, aborto e via dicendo. Le gag corporali, spesso affidate a Spanky Ham, un maiale totalmente egotista, comprendono vomito, sperma, feci e altro, mentre il sesso è affrontato in tutte le sue prismatiche angolazioni, dal sadomasochismo alla pedofilia. La sopravvivenza di un programma come questo (politically incorrect, dissacrante e al limite dell’osceno) dipende soprattutto dal livello di indignazione e protesta che i fondamentalisti riusciranno ad aizzargli contro.
DrawnTogether 1Ma quale filosofia morale esprime un reality? Le emozioni portate all’eccesso, lacrime che scolano per inezie, tuo figlio in carcere aldilà di un vetro e la tragica lontananza della tua ragazza. La vera tragedia è che nell’agosto del 2007, nella savana nigeriana, un uomo è ufficialmente morto di reality; in un Grande Fratello europeo era passato senza gran clamore il suicidio di un escluso; si è addirittura arrivati, in Olanda, alla spettacolarizzazione del post mortem con le telecamere piazzate dentro una bara, a riprendere la decomposizione di un cadavere.
Perché piacciono i reality?
Perché in fin dei conti siamo solo dei guardoni: ci piace osservare la vita comune….forse perché per molti di noi, in fin dei conti, una vita comune è solo un sogno.
È dura arrendersi all’evidenza ma la società attuale non è molto distante, dietro le quinte dall’incoerenza demenziale che dilaga in questo cartoon.
La realtà diventa reality, il reality diventa cartone: arrivati a questo punto è difficile discernere tra realtà e cartone…