di Luca Torzolini
(con la collaborazione di Daniele Bachetti e Simone Tonelli)

foto di Luca Torzolini, Marino Chiarelli, Simone Tonelli

Tutto nacque dalla mente di Hanna & Barbera, almeno per quanto riguarda il mondo animato. Ritornando alla nostra infanzia, possiamo affermare che tutti o quasi tutti abbiamo vissuto assieme a Dick Dastardly e al suo fidato cane Muttley una delle tappe del cartone Wacky Races. Ispirati al film La grande corsa di Blake Edwards, gli episodi della serie animata narrano le imprese di inusuali piloti che gareggiano lungo tortuosi e paradossali percorsi. I fotogrammi animati esibiscono inverosimili modelli automobilistici che si confrontano in una gara a cavallo tra superdesign e fantameccanica. Facile qui etichettare come “arte” l’intervento umano sulle componenti estetiche e funzionali di auto disegnate.
Al contrario, nel mondo reale, dove le mode imprigionano non solo la mente di chi le segue, ma anche quella limitata degli oppositori, la meccanica viene troppo spesso inserita nel contesto qualunquista e sminuente del cosiddetto mondo “donne e motori”. In verità molte personalità affascinanti dedicano la loro vita a modellare le auto seguendo il proprio estro, dando vita a fenomeni di massa e a situazioni eccezionali.
I primi veri e propri “interventi chirurgici” sulla carrozzeria e sul motore si svilupparono dapprima nel mondo delle auto d’epoca per esigenze funzionali come far ripartire la macchina o avere un sedile su cui distendersi. Dal famoso carro di Cugnot, primo marchingegno simile ad un’automobile e azionato da un motore a vapore, la storia dell’automobile si è mossa sempre di più verso modelli esteticamente accattivanti e con una maggiore gamma di optional. Alcuni di essi sono rimasti nell’immaginario popolare grazie a singolari caratteristiche estetiche, ma anche per merito del cinema che li ha immortalati come status symbol del passato.
Chi può dirsi immune al fascino del maggiolino Volkswagen? e come dimenticare la FIAT Cinquecento o la Citroën 2CV francese e le loro peculiari carrozzerie? e chi non si volta al raro passaggio di sciccose Roll Royce britanniche o di smargiasse Cadillac americane fino a vederle perdersi all’orizzonte?
La riesumazione di suddette pietre miliari della meccanica da parte di collezionisti ha un significato talvolta più profondo di quello percepibile da uno spettatore occasionale, radicato nell’anima di chi non ama soltanto “ricordare”, ma esige “riportare in vita” un determinato periodo storico. Per i collezionisti, spesso, questo significa lavorare al proprio Frankenstein di metallo, utilizzando escamotage e barbatrucchi pur di vederlo vivere di nuovo.

Dopo aver ricomprato un’auto d’epoca, si provvede alla stima dei lavori da effettuare: quali sono i punti deboli della macchina e quali gli elementi da restaurare. Valutare quindi se ci sono pezzi da rigenerare (componenti che vengono smontate, rinnovate e rimesse al loro posto) piuttosto che da sostituire. Sostituire significa togliere un carburatore e metterne uno nuovo, ad esempio, ma questo è molto difficile da effettuare per modelli rari come la Jaguar E-type rispetto alla facilità con cui si può accedere ai pezzi di un’utilitaria come la FIAT Cinquecento. Questo perché c’è carenza di pezzi di ricambio per auto che sono state prodotte in numero limitato rispetto ad auto che hanno avuto una diffusione popolare. Anche a livello di carrozzeria si compie una vera e propria restaurazione: il materiale usurato dal tempo si riporta agli splendori originari. Motore, impianto elettrico, stoffe, tappeti, sospensioni, guarnizioni, vetri: è una vera è propria ricostruzione della Storia. È indispensabile anche tutto il lavoro di anamnesi dell’auto: numero di proprietari precedenti, lavori effettuati negli anni, modifiche subite dall’auto a causa dei gusti eccentrici di chi le ha possedute. Il tutto al solo scopo di una ricostruzione perfetta del modello, esattamente com’era stato disegnato dalla casa madre.
La messa a punto prima della prova è simile a quella effettuata nelle officine moderne: il meccanico regola carburazione, sospensioni, cambio, frizione ecc.
Ci sono proroghe per le auto da collezione rispetto alle leggi vigenti per la normale circolazione odierna: un esempio consiste nella possibilità di lasciare i fari gialli, oggi omologati nel colore bianco. Al contrario non sono valicabili le restrizioni e i divieti di transito per motivi ecologici.
Esistono veri e propri club di appassionati d’auto d’epoca delle più svariate case automobilistiche che organizzano raduni aventi uno scopo ludico-ricreativo. Nell’ambito di queste adunanze si svolgono diverse competizioni: i rally, che consistono in gare su strade aperte al traffico, ma che includono anche tratti chiusi dove si svolgono speciali prove di velocità; le gare di velocità in salita, in cui le vetture partono singolarmente e devono percorrere il tracciato nel minor tempo possibile; le gare di regolarità, dove il rispetto di tempi prestabiliti, in base ai diversi tratti del circuito, determina la classifica finale.

Eppure la meccanica non è solo arte di restauro: nel globo si sta sempre più diffondendo il concetto di “Meccanica creativa”.
La parola “tuning” ha origine inglese e significa “sintonizzare”, cioè caratterizzare l’automobile secondo i propri gusti e il proprio stile. Il tuning è un aspetto artistico della meccanica e dell’estetica della carrozzeria automobilistica sviluppatosi dagli anni ’60 in America. Era già presente qualche anno prima nel mondo delle due ruote con il custom (cromature di varie tipologie su Harley Davinson e affini). Con il tempo e sopratutto grazie a scene di vari film, questa pratica si diffuse negli USA (si pensi ad Easy Rider di Dennis Hopper, in cui vediamo sfrecciare i protagonisti cavalcando moto dalle lunghissime forcelle, o alla scena finale di Grease, in cui possiamo ammirare il bolide di Danny Zuko che batte in volata l’avversario). In Europa si sviluppò dapprima in Germania, negli anni ’80, perché ditte come la Karmann (grande ditta che produce pezzi per carrozzeria) proposero modelli sportivi partendo dal modello originale delle case di produzione. Proprio la Karmann prese la Golf prima serie e ne fece modelli speciali, tra i quali la Golf prima serie Cabrio. In Italia, come potevasi immaginare, il fenomeno ha preso piede soltanto dopo la proiezione cinematografica di Fast and Furious.
Esistono diverse tipologie di tuning. Alcune prediligono sovente l’aspetto estetico esterno, per cui viene modificata la carrozzeria montando appendici aerodinamiche supplementari e si sostituiscono componenti del gruppo ruota (dischi dei freni maggiorati, pinze più grandi, cerchi maggiorati, gomme più larghe); spesso i vetri vengono oscurati (in Italia sono omologati solo il lunotto e i cristalli posteriori) e, per quanto riguarda la fanaleria, i fari anteriori sono sostituiti con i fari angel eyes (stile BMV) o devil eyes (stile Audi), mentre i fanali posteriori si dividono tra fanali a led e fanali “lexus stile” (trasparenti con gemme colorate dentro); gli specchietti sportivi diventano spesso il prolungamento degli indicatori laterali di direzione. Si diramano da qui quattro differenti tipologie di tuning estetico: Japan, American, German e Spanish.

Altri amano trasformare l’abitacolo dell’autovettura in veri e propri shuttle: vengono istallati volanti e pedaliere grintose, gradassi pomelli del cambio e impugnature del freno a mano fuori dal comune, sedili ergonomici ed avvolgenti o sportivi, rivestimenti in costose pelli di prima scelta, bottoni aeronautici per azionare il propulsore della macchina, illuminazione interna ed esterna e infine il fantascientifico pulsante del protossido d’azoto (nos) per aumentare le prestazioni del propulsore.
L’illuminazione è un aspetto che coinvolge l’esterno e l’interno del veicolo: all’esterno sono istallati neon, led e luci stroboscopiche sotto le minigonne dell’auto (alcuni li dispongono anche sui passaruota dell’autovettura); all’interno sono istallati neon e led ad alta luminescenza, tali da trasformare le vetture in vere e proprie lampadine mobili.
Poi si passa ad un tuning basato sulla sostituzione e aggiunta di parti meccaniche del motore: kit ad aspirazione diretta con coni sportivi, scarichi liberi e rumorosi, prestante nos, pompa del carburante e iniettori maggiorati, centraline mappate. Alcuni preferiscono eseguire direttamente la sostituzione per intero del motore originale con uno della sua serie con prestazioni maggiorate. Sia nel caso di tuning estetico che motoristico c’è l’istallazione di strumenti aggiuntivi nell’abitacolo della vettura che indicano al conducente il rapporto benzina-aria (stechiometro), la pressione della benzina e dell’olio e il voltmetro per misurare e tenere sotto controllo il voltaggio della batteria.
Il quarto ed ultimo tipo di tuning è quello del car-audio: sono sostituiti i componenti dell’impianto HiFi e la sorgente (l’autoradio), sono utilizzati cablaggi con connettori in oro, sono create tasche per contenere altoparlanti più potenti degli originali catalizzati grazie ad amplificatori che ne aumentano i decibel di output; nel baule è istallato il subwoofer al quale è affidato l’ingrato compito di generare i bassi e diffonderli all’interno. Il car-audio si divide prettamente in tre categorie: impianti da SQL (Sound Quality); impianti da Dee Jay (vere e proprie discoteche nomadi); SPL (Sound Pressure Level), per il quale ci sono vere e proprie gare a livello nazionale e internazionale, in cui viene issato sul parabrezza un misuratore chiamato term-lab, capace di misurare il livello di pressione sonora. Si arriva spesso al limite con scene filmiche di rottura del vetro e oscillazione delle fiancate dell’autovettura.
Spesso sminuito dall’immagine che ne danno i film commerciali di quest’epoca, il tuning viene ridotto alla trasformazione di queste macchine in bolidi aerodinamici, modellati per la velocità in tutti i suoi componenti. Ed è pur vero che nel tuning che si può definire “capitalistico” questo paradigma venga preso a modello dai film americani. Ma dietro lo scenario di queste vernici scintillanti e nos, scevro dalle possibilità economiche del fratello, si sviluppa quello che potremmo definire il tuning “comunista”.

Visitando luoghi come Bombay, L’Avana, Bangkok, Kathmandu, è facile osservare mirabili esempi di manipolazione meccanica su comuni mezzi di trasporto: biciclette su cui è impiantato, lateralmente alla ruota, il motore di una lavatrice che permette di raggiungere i 40 km/h; carri trainati da buoi su cui è impiantato l’abitacolo di un piccolo camion; vecchie Ape usate come taxi, in cui il vano posteriore è stato adattato tramite l’innesto di due panche laterali e un piccolo tettuccio per riparare i clienti dal sole e dalla pioggia; sidecar fusi l’uno all’altro a formare un trenino che ha come capotreno un dromedario gagliardo; zattere con le ruote che navigano sull’asfalto grazie all’ausilio della parte motrice di giganteschi tagliaerba.
E poi, come se ciò non bastasse, l’estro umano continua a cimentarsi nell’ideazione di stravaganti e irripetibili mezzi di trasporto sia come passatempo, sia come trovate pubblicitarie. Se già ora digitando sul net “strane autovetture” possiamo ammirare divani da passeggio, yatch-limousine, tacchi a spillo a vapore e sigarette a due ruote, forse nei tempi a venire Hanna & Barbera saranno ricordati come i precursori della “custumizzazione fantameccanica, possibile solo nei migliori autosaloni!”.