di Sara Ciambotti


Chiedi alla polvereChiedi alla polvere è un libro d’amore.
Un amplesso di emozioni e sensazioni che si scostano dalla naturale concezione dell’amore popolare. Ed attinge a quel repertorio di Thomas Mann e di Dovstojesky che odora di inettitudine e passione. Di paure e determinazioni. Di notti rinchiuse dentro un alberghetto ad arrovellarsi su come sbarcare il lunario, di notti trascorse a progettare la conquista della donna amata. Di sensi di colpa per una famiglia sfruttata fino all’osso e declassata a mera fonte finanziaria.
Chiedi alla polvere è un romanzo di formazione.
Racconta della vita di Arturo Baldini, un mediocre ed ambizioso scrittore che crede nella svolta professionale scrivendo per una rivista letteraria e che al contempo vive l’amore per una cameriera messicana, Camilla Lopez. A volte contraccambiato, a volte no, si dilania nella sofferenza. Nell’indecisione dell’osare e nelle occasioni perse.
Chiedi alla polvere ci trasporta in un universo in cui si alternano squallidi alberghi di periferia ed atmosfere notturne, oppressive ed alienanti. Pensieri contorti, infantili, snervanti che riga dopo riga fanno emergere il nostro io più interiore, e lo pervadono di malinconia e tristezza.
Su John Fante, Bukowski asserì: “Il narratore più maledetto d’America” e, “Il migliore scrittore che abbia mai letto”. Senza dubbio Chiedi alla Polvere è un libro che può o non può piacere. Ma sopra ogni altra cosa riassume le frustrazioni di un ventenne, in un amplesso mai esistito.