di Emidio De Berardinis


L’arte non è esaurita. Oggi è sottilissima più che mai. È vero, probabilmente, come nella musica, è costituita da rielaborazioni, in sfumature di originalità, del passato, ma è proprio il fatto che sono sfumature a renderla originale e unica, e restituirla più sottile. Nella musica si utilizzano effetti per dare un suono attuale a ciò che si esegue. Così, l’arte che oggi maggiormente viene esposta nelle biennali è digitale. Non solo però. Ci sono artisti che rielaborano l’happening di Allan Kaprow, impersonando se stessi icone della musica e dello spettacolo. Altri, invece, cercano nell’attualità i soggetti delle proprie opere, tornando a un interesse verso ciò che è familiare, rifugio introspettivo. Altri combattono la concettualità, con soggetti contornati da luci e colori in un’armonia estetica. Vero è anche che oggi è difficile scindere ciò che è arte da ciò che non lo è, un filo capillare, perché ognuno ha una visione soggettiva dal giorno in cui tutto è stato definito arte.

L’arte è soggettiva: per qualcuno Basquiat ritrae soltanto scarabocchi, per altri Warhol è soltanto un pubblicitario, senza rendersi conto che è grazie a lui che l’arte è stata messa di nuovo in discussione. Questo spazio è dedicato a chi riesce a mettere del suo nell’arte di oggi, a chi riesce a distaccarsi dalle ridondanze di ieri, grandiose, e cercare di partire da lì, per rimettere in piedi un mercato di idee e intuizioni visive (e non) correndo sul filo invisibile al limite della non-arte. Picasso o Dalì, Michelangelo o Raffaello, celebri a tutti per ovvi motivi, non saranno presenti all’appello. L’interesse è di approfondire il perché si è arrivati a concepire tutto arte, partire dal recente, contestualizzarlo, rivalutare le idee di oggi e al massimo di “ieri sera”, basta parlare degli “anni scorsi”, basta Picasso, basta Dalì, basta Michelangelo e Raffaello. Se oggi è difficile creare del nuovo è perché si è rimasti ancorati all’apice passato, così nella musica, troppe orecchie ancora attaccate al “dadaumpa”, massimo splendore. È ora di andare avanti. È ora che Leonardo o i Led Zeppelin siano patrimonio culturale per andare oltre.

Una volta si conosceva l’oggi e non la storia, oggi tutti studiano la storia almeno nelle scuole dell’obbligo, ma pochi si interessano all’attuale, o almeno al recente ed è per questo che sarà presente qui, perché non è corretto che siamo nel 2008 e che nessuno parla ancora di Cattelan o di Klee, perché l’attuale è complesso, è fatto di uomini o donne che hanno studiato la storia e stanchi di rimanere lì hanno deciso di andare oltre. Siccome per la maggior parte di noi l’arte è un’opera realista, perché “sembra una foto”, è difficile comprendere la “Merda d’artista” e considerarla arte, pochi si sono chiesti il significato di tale provocazione. Parlo sempre di arte contemporanea. Questo non è uno spazio in cui si discuteranno, in lessico specifico, materiali e tecniche, ma si partirà anche da lì per capire i perché e le idee, attraverso gli occhi di chi è un semplice appassionato e scettico del classico “L’arte degli antichi è insuperabile”. C’è un motivo per cui si è passati dall’arte greca a quella medievale (e c’è voluto un po’ anche a me per capirlo). E c’è un motivo per cui si è passati da ciò che era concettuale agli espressionisti astratti, alle “Zuppe Campbell”, all’era digitale. Il flusso discorsivo non verrà mai interrotto, così come le idee nella storia sono sempre state riprese e innovate, un’enciclopedia di attualità divisa in piccoli specchi…