di Luca Torzolini


Ballate“La poesia dice troppo in pochissimo tempo…”, come diceva il vecchio Buk. È di questo succo denso e palpitante che necessita il genere umano come un vampiro che ha sete di sangue. D’altra parte è anche vero che la lettura di un testo poetico richiede quasi sempre un’immersione totale nel mondo sottomarino dello scrittore e il lettore deve essere in uno stato d’animo che gli consenta un’apnea prolungata.

Con Benni questa sobrietà non è la “conditio sine qua non”: le parole entrano ed escono dall’anima come una boccata di fumo. La complessità può essere ricercata nello stile innovativo del poeta che si impregna di elementi magici; fa ampio uso di giochi di parole, neologismi e parodie di altri stili letterari che esortano una riflessione piacevole dall’altra parte della pagina. Nelle sue ironie immaginarie è possibile inoltre trovare pensieri profondi che contengono una forte satira della società odierna. Così è facile ritrovarsi incantati dall’universo umano che solca la cometa, dall’atto visionario di un gatto che rincorre un topo sulle righe di una pagina, dal teatro cinico dell’amore trash moderno. L’ipocrisia umana urla sottovoce dalle pagine e a volte le diagnosi di uno psicanalista possono essere “selvagge”. I sensi, intrappolati in una rete invisibile di meccanismi poetici, saranno sospesi nei mondi paralleli di queste ballate.

Sapere i nomi delle costellazioni che per secoli ci hanno illuminato di una luce maestosa e solenne non basta, a volte bisogna spostare il telescopio per conoscere i segreti dell’infinito.