di Giorgia Tribuiani

 

Jacob, il protagonista di questa storia, è un reduce della guerra del Vietnam. Per cui, il fatto che le sue terribili esperienze lo portino ad arrendersi alla vita, non ci stupisce. E per lo stesso motivo non ci stupiscono nemmeno i suoi incubi e i continui flashback. Ma cosa succede nel momento in cui le visioni di strane figure diventano per Jacob sempre più reali, quando personaggi deformi e ammassi di putrescente carne umana al confine tra realtà e immaginazione cominciano a perseguitarlo, trascinandolo in un tunnel allucinogeno che non sembra avere via d’uscita?
Jacob scopre presto che tutti i suoi ex-compagni di guerra soffrono dei suoi stessi problemi e decide di indagare su cosa sia veramente successo in Vietnam: è forse vero che durante il conflitto molti soldati siano stati sottoposti alla sperimentazione di un agente chimico così potente da trasformare gli uomini in vere e proprie macchine da guerra? E cosa significa la strana lettura della mano che gli fa una donna seduta su una scala, sostenendo che lui sia “già morto”?
Allucinazione perversa, diretto da Adrian Lyne, fonde il genere drammatico con quello dell’orrore, farcendo il tutto con elementi del thriller e della rievocazione storica. Lentamente, però, è l’horror psicologico a prendere il sopravvento, culminando nella scena in cui un uomo senza occhi fa un’iniezione nella testa di Jacob per mostrargli la realtà. L’orrore suscitato nello spettatore, creato attraverso un clima di angoscia crescente, ha portato spesso a considerare Allucinazione perversa come il precursore di film come Il sesto senso.