di Luca Torzolini


akuaduukzacoverCi sono spiriti che si agitano dentro ognuno di noi. Alcuni di loro gridano storie nell’anima di Davide: antiche, impregnate di emozioni, che fanno nascere le note sublimi sulle quali la poesia sua danza. Il labile confine tra fantasia e realtà si infrange: così la tradizione popolare e le riflessioni di un uomo si mescolano nel calderone della musica folk. Proprio questo è Akuaduulza (Acqua dolce) di Van De Sfroos, che rievoca storie e leggende delle sponde del Lario – sul Lago di Como – per farle arrivare fino a noi con un riverbero, forte delle atmosfere descritte, tramite i diversi sfondi musicali. Nelle sue canzoni, l’uso originale della variante comasca del lombardo (dialetto laghée) è in grado di proiettarci all’interno di splendidi corti cinematografici: vedremo arrivare in groppa al suo cavallo verderame “il fantasma di ziu Gaetan” che ci perfora l’anima con i suoi occhi lavici, “Nona Lucia” che fruga nel fuoco con le mani e s’ubriaca col vino, la sedia a dondolo di “Madame Falena” che scricchiola come le sue ossa e la pazzia di “El Baron” racchiusa nel suono melodico di un violino. E ci verrà decantata la sorte di “Rosanera”, la chitarra passata di mano in mano da Garcia Lorca a Joyce, da zingari e gitani a Bob Dylan mentre “Il libro del mago” ci rivelerà formule per una semplice felicità che “Il prigionerio e la tramontana” trovano nei rari momenti in cui si incontrano attraverso le sbarre. Speriamo che “Shymmtakula”, il talismano inventato da Davide, protegga tutti gli artisti che vagano nella notte.