di Luca Torzolini


Il ladro di orchiedeeIl nome Charlie Kaufman vi dice qualcosa?
Se David Lynch proietta il suo mondo allucinato al di fuori della sua enigmatica testa, Kaufman cerca, al contrario, di trascinare il pubblico all’interno della propria. C’è chi, vedendo Essere John malkovich, avrà ben pensato che la fantasia del grande sceneggiatore non potesse concretizzare, nelle immagini di un film, nulla di più delirante.
“Chi” si sbagliava.
Infatti nel 2002, tre anni dopo il successo che lo rese famoso al pubblico, ecco che Charlie si ripresenta con una sceneggiatura che prevede lui stesso protagonista del film.
La nascita della trama è stata molto particolare.
Kaufman avrebbe dovuto scrivere un copione basato sul romanzo diSusan Orlean Il ladro di orchidee, ma durante quest’operazione si è ritrovato più volte in crisi, al punto che la sceneggiatura si è pian piano trasformata in un film biografico: due sceneggiatori, fratelli gemelli, Charlie e Donald, sono alle prese proprio con l’adattamento del romanzo in questione, Il ladro di orchidee.
Flusso di coscienza in voce off e destrutturazione totale dei classici schemi cinematografici propongono al pubblico un film alto di contenuti e innovazioni. Tramite la tecnica della mise en abyme viene presentata “una storia nella storia”, avanguardia di un effetto Droste sintomo della genialità di un vero artista.